venerdì, 20 luglio 2018
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Da Jimi Hendrix a Amy Winehouse: la leggenda del Club 27

Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison: nomi di questo calibro fanno subito pensare al successo e alla fama. Sono talenti assoluti, cresciuti nel panorama rock e diventati delle vere e proprie icone della musica mondiale, nonostante la breve carriera. Proprio così, perché se c’è qualcosa che accomuna queste leggende della musica, oltre al successo, è proprio la morte, avvenuta all’età di 27 anni, che tra l’altro, per alcuni di loro, è avvolta nel mistero. Inoltre, alcune persone non si sono fermate solo a questa constatazione, già di per sé inquietante, ma hanno riscontrato ulteriori analogie nelle morti di queste celebrità: infatti, viene spesso usata un’espressione giornalistica, la cosiddetta “maledizione del J27”, riferita all’insieme più ristretto di coloro che, oltre ad essere deceduti all’età di 27 anni, hanno in comune la lettera “J” come iniziale del nome o del cognome. E come si può notare, gli artisti elencati poc’anzi fanno parte di questa macabra lista.

Sono solo coincidenze, o in questa leggenda c’è un filo conduttore che legherebbe le scomparse di queste celebrità? In realtà, per l’insufficienza di informazioni, è già difficile individuare le cause delle singole morti; basti pensare a Brian Jones, annegato nella piscina della propria villa, a Hendrix, soffocato nel proprio vomito, o a Janis Joplin, uccisa probabilmente da un’overdose di eroina. E alcuni di questi casi restano ancora irrisolti, a causa delle poche informazioni, o secondo alcune interpretazioni, per la mutazione di quest’ultime da parte della stampa. Perciò, ricostruire una linea che connetta le varie morti, risulta essere molto difficile.

Ciò non toglie il fatto che questa leggenda abbia dell’incredibile e, tutto sommato, pure dell’inquietante. Perché il Club 27 (espressione giornalistica usata per riferirsi a questi artisti deceduti) comprende moltissimi altri cantanti, tra cui Kurt Cobain, celebre frontman dei Nirvana, ed Amy Winehouse. E anche in questo caso, cause e circostanze della morte restano in parte ignote.

Cobain fu trovato morto la mattina dell’8 aprile 1994 da un elettricista di Seattle, nella serra presso il garage nella sua casa sul lago Washington. Il cantante dei Nirvana nell’ultimo periodo di vita non era più lo stesso, probabilmente perché si era accorto che la sua musica era malinterpretata e strumentalizzata a causa del successo della band. Quindi, per distaccarsi dal resto del mondo ed isolarsi in se stesso, Kurt cominciò a consumare droga in quantità sempre maggiori, come testimonia l’enorme mole di eroina (1,52 milligrammi per litro al momento del suicidio) trovata nel suo corpo ormai deceduto. L’autopsia dimostrò che Cobain si era autoinflitto un colpo di fucile in testa, con conseguente deformazione del cranio. Tuttavia, questa diagnosi ottenuta dall’esame sul corpo di Cobain lascia scettiche molte persone: infatti, dopo una dose così eccessiva di eroina, sarebbe impensabile persino prendere un fucile in mano. Quindi, Kurt come potè mai impugnare un fucile, puntarselo alla tempia e premere il grilletto? Ci sono altri due indizi che confuterebbero questa tesi: infatti, vicino al corpo del cantante fu trovato un bigliettino, una lettera d’addio dove però Kurt sembrava riferirsi al mondo della musica, e non alla vita terrena; e in secondo luogo, sua moglie, Courtney Love, era diventata molto ossessiva nei suoi confronti; negli ultimi tempi il loro rapporto era diventato ingestibile e lei, in seguito alla fuga di Kurt verso Seattle, aveva mandato un suo agente per ritrovarlo e riportarlo da lei. Pertanto, secondo alcune interpretazioni, la morte del frontman dei Nirvana potrebbe essere dovuta all’intervento di sua moglie. Il decesso di Kurt Cobain resta ancora un mistero.

Amy Winehouse muore il 23 luglio 2011. In questo caso, le cause del decesso sono ben definite: l’autopsia ha rilevato infatti una massiccia dose di alcool nel suo corpo, corrispondente a cinque volte il limite consentito per chi guida, nonostante il 24 agosto dello stesso anno un portavoce della famiglia avesse affermato che  «Le analisi non hanno rilevato tracce di sostanze stupefacenti, solo tracce di alcool, ma non in misura tale da poter stabilire se e fino a che punto l’alcool abbia influito sulla sua morte». Ciò che è certo, è che la cantante inglese fosse stata dipendente da droga e alcool già in passato, prima di decidere ufficialmente di disintossicarsi. Il problema, e qui l’autopsia sembra rispondere al caso, è che Amy Winehouse fu colpita da uno shock, definito stop and go, che sopraggiunge quando viene ingerita una pesante dose di droga o alcool in seguito ad un lungo periodo di astinenza. Testimonianza ne è il ritrovamento di molte bottiglie di vodka in giro per la stanza da letto della cantante. Quindi, la morte della Winehouse non è un vero e proprio mistero, ma ha colpito il mondo intero, e il suo decesso viene annoverato nella lunga lista del Club 27.

Non si tratta in tutti i casi di morti inspiegabili; alcune di esse sono casi ormai risolti. Una domanda, però, ce la si pone: cosa ha spinto queste celebrità, circondate da stima e fama, a sciupare una vita così giovane e promettente? E perché il dolore, la depressione e l’ingestibilità sono culminati per tutti loro, quasi come il giorno del giudizio, alla fatidica età di 27 anni? La risposta, probabilmente, non la sapremo mai.

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