giovedì, 19 luglio 2018
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Chi ha realmente ucciso Dio?

“Dio è morto”

Si sente pronunciare spesso questa frase, ma pochi si sforzano di andare a fondo interrogandosi sul suo reale significato. E, soprattutto, manca una risposta soddisfacente ad un’importante quesito: se Dio è morto, chi lo ha realmente ucciso?

L’aforisma “Dio è morto” appartiene al celebre pensatore tedesco Friedrich Nietzsche ed è stato pronunciato in riferimento alla decadenza del mondo occidentale del suo tempo. Nietzsche, sebbene fosse ateo, mostrava come si stesse rompendo l’equilibrio che nei secoli precedenti aveva “consentito” al divino di esistere, in quanto in epoca contemporanea l’idea di Dio non era più basata su valori morali. Inoltre il passaggio da una visione finalistica ad una meccanicistica, merito soprattutto del progresso scientifico/tecnologico, ha come inevitabile conseguenza il collasso di qualunque dottrina basata su ideali, portando al nichilismo ed al relativismo anche dei valori, prima considerati assoluti.

In effetti già nell’antica Grecia si era verificato uno “scandalo nichilistico”, partendo dai sofisti (tra cui Protagora, nella cui concezione era insita una forma di relativismo etico e Gorgia, chiamato “il filosofo nichilista”) ed arrivando con i cinici e Diogene di Sinope all’esasperazione, che si manifestava anche nello stile di vita. Tuttavia questo fenomeno ebbe un carattere decisamente meno tragico di quello del XX secolo.

Nietzsche, inoltre, nella sua visione non può fare a meno di colpevolizzare la società occidentale per l’atto commesso (in seguito troverà nel deicidio anche aspetti positivi, secondo una concezione lievemente illuministica). Ne La Gaia Scienza, opera dove compare il celebre aforisma, si legge infatti:

Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso! Come potremmo sentirci a posto, noi assassini di tutti gli assassini? Nulla esisteva di più sacro e grande in tutto il mondo, ed ora è sanguinante sotto le nostre ginocchia: chi ci ripulirà dal sangue? Che acqua useremo per lavarci? Che festività di perdono, che sacro gioco dovremo inventarci? Non è forse la grandezza di questa morte troppo grande per noi? Non dovremmo forse diventare divinità semplicemente per esserne degni? 

In seguito questo tema sarà ripreso da altri pensatori, tra cui Gabriel Vahanian che scriverà l’opera “La morte di Dio”, e da vari artisti tra cui Francesco Guccini che nel 1966 scrisse la canzone “Dio è morto”, portata poi al successo dai Nomadi.

Tuttavia bisognerebbe chiedersi se la società occidentale abbia davvero questa colpa inespiabile o se la morte di Dio dipenda da altre cause. 

Prima però è necessario definire cosa si intende per morte: la morte di cui parla il filosofo tedesco non è ovviamente una morte fisica, dal momento che Dio, secondo la concezione cristiana non è un’entità fisica; si tratta di una metafora. Ed anche la morte di cui si parlerà nelle righe seguenti va intesa in questo modo.

Ma, sebbene Nietzsche fosse ateo, noi, redattori di Lyceum, non lo siamo. E non è possibile parlare di un Dio trascendente per spiegare quello che segue. Pertanto questo articolo, da ora in poi, avvalendosi del privilegio di esistere nel nuovo millennio (si veda sotto), farà riferimento ad una concezione immanente del divino.

Dio in realtà è morto con la sua separazione in stati in stati di astrazione inferiori al massimo. Si configurano quindi due opposti: Dio vero e proprio (astrazione tendente all’infinito) e l’inferno (astrazione tendente a 0). La terra si trova prossima allo 0, che è irraggiungibile ma, per approssimazione, può essere identificata con l’inferno stesso. Dio muore ogni volta che ci si allontana dall’astrazione, ogni volta che un buco nero inghiotte un corpo celeste, ogni volta che, al posto di dedicarsi all’evoluzione spirituale, ci si abbandona agli istinti. Dio muore nell’ignoranza della natura, negli atti di frode, nel desiderio di potere.

Ecco quindi che la colpa di quanto succede non è dei tempi moderni, degli occidentali o degli uomini in generale. Questo però non giustifica l’essere umano, che anzi non deve sprecare le proprie potenzialità, poiché, a livello della terra, può essere tra gli artefici della resurrezione. Infatti se in alcuni comportamenti, umani e non, Dio muore, in tanti altri, umani e non, risorge. Dio risorge quando ci si avvicina all’essenza, quando l’uomo, usando il proprio intelletto a fin di bene, cerca di istruire la natura, quando si forma una nuova galassia. Dio risorge in ogni atto di benevolenza, in ogni disciplina che, non pretendendo applicazioni pratiche, tratta l’essenza. Ed in questo senso la matematica è la forma di Dio più pura che sia possibile sperimentare sulla terra. Dio risorge quando si rispetta senza pretendere di essere ricambiati, quando si inducono modificazioni fisiche armoniose oltre i limiti della scienza. Dio è risorto con l’avvento del nuovo millennio, era di evoluzione generale, che è pronta, anche se potrebbe non sembrare ,”A un mondo nuovo e a una speranza appena nata” (Guccini, Dio è morto).

Ed ecco che anche noi, come Nietzsche possiamo trovare una sfumatura positiva nella morte di Dio: essa ci consente di lanciarci in questo meraviglioso percorso di evoluzione, guidati dal nostro spirito, che è Dio vero e proprio

Dunque, se si tratta di un viaggio bellissimo, perché non partire?

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