martedì, 13 novembre 2018
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Beat Generation, ovvero la generazione che ha cambiato il mondo

Parole, colori, luci, suoni, pietra, legno, bronzo appartengono all’artista vivente. Appartengono a chiunque sappia usarli. Saccheggiate il Louvre!William S. Burroughs

Durante gli anni ’50 gli Stati Uniti d’America, e da lì a poco tutto il mondo, furono travolti da un ondata di anticonformismo e ribellione che lasciò notevoli segni nella società perbenista del tempo: la Beat Generation. Questo movimento giovanile nacque a New York nel 1950 grazie agli scritti di personalità stravaganti e geniali come Jack Kerouac, William S. Burroughs, Allen Ginsberg e Neal Cassady influenzando notevolmente la cultura del tempo e scandalizzando l’opinione pubblica. Le caratteristiche principali di questo movimento sono infatti il rifiuto delle leggi imposte, l’uso di sostanze stupefacenti, la sessualità alternativa, l’anticonformismo e l’interesse per la religione e la spiritualità orientali, in particolare il buddhismo.

La Beat Generation fa parte di quei movimenti di contestazione giovanile che negli anni ’50 vennero definiti in maniera dispregiativa “gioventù bruciata” poichè esso condensa tutta la confusione, la voglia di sfogare la propria individualità e l’anticonformismo che caratterizzarono la gioventù del tempo portando alla nascita dei movimenti hippy negli anni sessanta e alle contestazioni giovanili del 1968. Gli autori beat infatti riprendono i temi che erano allora fortemente sostenuti dal mondo giovanile come la critica alla guerra del Vietnam, all’imperialismo americano e alle ipocrisie dilaganti nella società statunitense che portavano ancora a discriminare in base al colore della pelle o all’orientamento sessuale.

L’espressione “beat generation” venne coniata da Jack Kerouac, autore di “On the Road” una delle opere più importanti della controcultura beat, verso l’inizio degli anni ’50 discostandosi dal significato più comune dell’aggettivo “beat” (esausto,distrutto) ma dandogli una connotazione più “sacrale” facendo riferimento alla beatitudine segreta degli oppressi

Beat è il viaggio dantesco, il beat è Cristo, il beat è Ivan, il beat è qualunque uomo, qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinatoGregory Corso

Gli autori beat cercano attraverso i loro scritti e attraverso un uso smodato di sostanze stupefacenti un rifugio in cui isolarsi dalla società e dalla morale comune che li opprime con le sue imposizioni e le sue ipocrisie, è forte dunque in loro il desiderio di scappare, di sperimentare, di farsi portatori di un forte messaggio di fratellanza universale e di una feroce critica alla società artefatta degli anni cinquanta.

The so-called Beat Generation was a whole bunch of people, of all different nationalities, who came to the conclusion that society suckedJohn Clellon Holmes

A causa del loro stile di vita e delle riflessioni che emergono dai loro scritti i beat possono essere assimilati ai poeti maledetti, ed essere definiti la loro versione novecentesca. L’abuso di alcool e di droghe è una caratteristica comune negli scrittori beat, in un periodo nel quale il fare uso di sostanze stupefacenti equivaleva a liberare la propria mente, e essi affrontano molto spesso questo tema nelle proprie opere. L’esempio più lampante di questo è certamente William S. Burroughs, scrittore tra i più famosi, geniali e controversi della beat generation e della letteratura americana in generale che nel suo romanzo “La Scimmia sulla Schiena” (“Junkie”) descrive con lucidità e precisione medica gli effetti che le droghe, eroina e morfina in particolare, causano una volta iniettate nell’organismo umano; il titolo italiano è infatti un riferimento ad un’espressione usata dall’autore per descrivere i dolori alla schiena che compaiono durante l’astinenza da sostanze stupefacenti a causa della scomparsa dell’effetto anestetico che esse hanno sul sistema nervoso periferico.

Oltre che hai poeti maledetti i beat possono essere accostati anche alla “Lost Generation”, espressione coniata da Hernest Hemingway per indicare quella generazione che aveva raggiunto la maggiore età durante la prima guerra mondiale. Una generazione disincantata, che aveva visto il lato peggiore della mente umana e ne era rimasta disgustata, una generazione che aveva perso ogni cosa in cui credeva e dalla quale i beat ammisero di aver preso ispirazione.

La Beat Generation è un gruppo di bambini all’angolo della strada che parlano della fine del mondoJack Kerouac

Con questa definizione Jack Kerouac lascia intendere la caratteristica fondamentale del movimento che egli stesso contribuì in prima persona a lanciare, un movimento composto da uomini che vengono schiacciati dalle ipocrisie della società in cui vivono ma che non si danno per vinti e anzi si sentono beati muovendo una guerra pacifica agli imperialisti americani e a coloro che portano avanti discriminazioni basate sull’orientamento sessuale o sulla razza, guerra che si prefiggono di vincere opponendosi fieramente ai conservatori e proiettandosi verso il futuro lasciando alle spalle tutto quello accaduto in precendenza. Ed è questo tema, il tema del cambiamento, del viaggio, della strada ad essere centrale nella poetica beat e in particolare in quella che è forse l’opera più importante di questo movimento culturale: “On the Road” di Jack Kerouac

 “On the Road” è una sorta di romanzo autobiografico pubblicato nel 1957 da Kerouac e descrive una serie di viaggi in automobile attraverso gli Stati Uniti compiuti dallo scrittore con la compagnia dell’amico e collega Neal Cassady. Il libro vendette 3 milioni di copie e diventò sin da subito un “manifesto” della Beat Generation e più in generale dei valori della gioventù del tempo ispirando i movimenti che presero vita in seguito. Nell’opera Kerouac presenta lo stile di vita dei beat: uno stile di vita basato sulle ricerca delle libertà, sulla sperimentazione, sulla meditazione religiosa e filosofica  e sulla critica al modello capitalistico-borghese; uno stile di vita in cui il viaggio in se è più importante della metà da raggiungere, che molto spesso delude le aspettative iniziali.

 L’ influenza enorme degli scrittori beat non si ferma al solo mondo della letteratura ma ha “contaminato” anche altri tipi di arte come il cinema e la musica. Un chiaro esempio di influenza beat nel mondo musicale è rappresentato dal cantautore statunitense Bob Dylan che nei suoi testi raccoglie elementi cari alla tradizione beat come la sconfitta dell’uomo medio contro la società capitalistica (“Like a Rolling Stone”) o l’antimilitarismo dichiarato (“Blowin in the Wind”). Altri esempi importanti possono essere dati dai Beatles e  dalla psichedelia dei “Doors” di Jim Morrison. Tutto questo portò negli anni sessanta alla nascita di un ulteriore movimento che fece il giro del mondo entrando nella cultura di massa: quello dei “Figli dei Fiori” o “Hippy” che, seguendo alla regola le direttive lanciate dai beat dieci anni prima, si prefiggevano di attuare una rivoluzione pacifica in nome dell’uguaglianza e dell’amore. Sebbene la rivoluzione hippy non si sia mai del tutto realizzata è innegabile la grandissima influenza che essa ha avuto e che continua ad avere nella cultura di massa e il grande contributo che ha dato alle battaglie per le conquiste dei diritti civili. La Beat Generation non ha rappresentato dunque soltanto un movimento di passaggio nella storia dell’umanità, non è stata solo dettata dalla paura e dall’immaturità della gioventù del tempo ma racchiude molto di più: racchiude un messaggio di amore, un messaggio di fratellanza e di uguaglianza per un mondo migliore che è ancora possibile realizzare.

 

 

 

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