domenica, 21 ottobre 2018
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Atene rifiuta 56 milioni da Gucci: “Sull’acropoli non si sfila”. Gesto ingenuo o da ammirare?

Sull’Acropoli non si sfila!

Questa è stata la risposta con cui il governo della Grecia ha categoricamente rifiutato l’offerta in denaro ricevuta da Gucci, pari a ben 56 milioni di euro. Secondo diverse fonti, la nota casa di moda italiana avrebbe offerto al governo greco 2 milioni di euro da impiegare nel restauro di alcuni monumenti situati nei pressi dell’Acropoli della città Ateniese. I restanti 54 milioni, invece, sarebbero stati utilizzati per pagare i diritti video necessari a riprendere e successivamente divulgare i momenti della sfilata, che si sarebbe dovuta svolgere davanti al Partenone e avrebbe avuto una durata di soli 900 secondi, equivalenti perciò a quindici minuti. Gucci, recentemente, con una nota ufficiale, ha smentito i dettagli riguardanti le somme offerte. Gucci ha confermato di avere “avuto un incontro con l’autorità ellenica per esplorare la possibilità di un progetto di collaborazione culturale a lungo termine”. Ma non ha confermato altro.

Una ricostruzione virtuale dell’Acropoli Ateniese

Qualunque sia stato il vero corso degli eventi una cosa è certa: la commissione archeologica greca (“KAS”) ha rifiutato prontamente e fermamente l’esorbitante offerta in denaro, giustificando con queste parole tale decisione:

Il valore e il carattere dell’Acropoli è incompatibile con un evento di questo tipo.

Vari pareri sono stati espressi dal popolo greco riguardo alla questione.

Alcuni hanno affermato che…

Il simbolismo del monumento sarebbe svilito usandolo solo come “sfondo” per una sfilata di moda

altri hanno invece dichiarato che…

Concedere l’uso dell’Acropoli sarebbe stata un’umiliazione

ed infine altri ancora hanno ritenuto di non avere bisogno di pubblicità.

Valutazioni del genere fanno riflettere. Sicuramente Atene non ha bisogno di alcuna “pubblicità” da parte di Gucci, in quanto è universalmente considerata come una delle città con il patrimonio culturale più vasto al mondo, ma siamo sicuri che la Grecia non abbia bisogno di questi contestati 56 milioni di euro?

Il governo greco non può ignorare la crisi finanziaria nella quale riversa il Paese ormai da anni, così come non può ignorare il calo di oltre un quarto del prodotto interno lordo, avvenuto nel corso degli ultimi sette anni. In conclusione è giusto chiedersi: quale danno avrebbe comportato permettere alle modelle di sfilare sull’Acropoli di Atene? La sfilata di moda, intesa come vera e propria forma d’arte del ventunesimo secolo, non sarebbe stata, forse, solo un’occasione per diffondere le bellezze del sito archeologico ed associarle ad un evento di costume?

Indipendentemente da preconcetti o da precostituite opposizioni, sull’uso e sull’immagine del sito archeologico, forse si è solo persa un’occasione di mostrare, ancora una volta, una meraviglia del nostro pianeta. In una visione moderna si sarebbero combinati storia, costume ed economia, il tutto a vantaggio del sito archeologico, senza pregiudizio per alcuno e con beneficio per tutti. Ma tutto potrebbe essere stata solo una trovata pubblicitaria alla quale inconsapevolmente anche noi stiamo dando corso.

 

Salvatore Fabio
17 anni. Studente presso il liceo Sciascia Fermi, indirizzo linguistico. Instagram: @salvatorefabios

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