martedì, 13 novembre 2018
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Amore e Psiche, dal mito di Apuleio all’opera di Canova

Le storie del mondo antico hanno caratterizzato la nostra storia e influenzato la cultura Occidentale. Le vicende riguardavano le storie degli dei e dei loro amori, spesso ostacolati, con i mortali.

Il poeta latino Apuleio narra nella sua opera “Le Metamorfosi” la storia di due amanti Amore e Psiche, storia che incanterà per secoli ogni generazione. Psiche, ragazza dotata di una bellezza simile e quasi superiore di quella di Afrodite, non riuscendo a trovare marito diventa l’attrazione dei popoli vicini che le offrono sacrifici chiamandola Afrodite. La dea, una volta venuta a conoscenza di ciò, manda Cupido affinché il figlio, con le sue frecce, la faccia innamorare dell’uomo più brutto e avaro della Terra. Il dio sbaglia direzione e colpisce il suo piede, innamorandosi perdutamente della fanciulla.

I genitori di Psiche consultano l’oracolo e il responso sul matrimonio della figlia li allarma al punto di rinchiuderla in cima ad una rupe.

Come a nozze di morte vesti la tua fanciulla ed esponila, o re, su un’alta cima brulla. Non aspettarti un genero da umana stirpe nato, ma un feroce, terribile, malvagio drago alato che volando per l’aria ogni cosa funesta e col ferro e col fuoco ogni essere molesta. Giove stesso lo teme, tremano gli dei di lui, orrore ne hanno i fiumi d’Averno e i regni bui.IV, 33

Con l’aiuto di Zefiro, Cupido riesce a portare Psiche nel suo palazzo dove avvengono i loro incontri rigorosamente nelle tenebre della notte e senza luce per evitare l’ira della madre Afrodite. Per molte notti bruciano la loro passione in un amore che nessun mortale aveva mai conosciuto. Una notte Psiche, istigata dalle sue sorelle, decide di vedere il volto del suo sposo. Con un pugnale e una lampada d’olio tenta di vedere il suo amante, credendo che temesse la luce per il suo aspetto bestiale. È questa voglia di conoscenza che le sarà fatale: una goccia d’olio cade dalla lampada e ustiona il suo amante il quale, sentendosi tradito, scappa lasciandola sola. Una volta abbandonata Psiche tenta il suicidio ma gli dei lo impediscono. Così Psiche inizia a vagare alla ricerca del suo amore dedicando le sue cure ad ogni tempio che incontrava lungo il suo cammino. Giunta al tempio di Afrodite si consegna alla dea per placare le sue ire per aver disonorato il nome del figlio. La dea sottopone la giovane a quattro prove: nella prima deve suddividere un mucchio di granaglie con diverse dimensioni in tanti mucchietti uguali; disperata non prova nemmeno ad assolvere il compito che le è stato assegnato ma riceve un aiuto inaspettato da un gruppo di formiche; la seconda prova consiste nel raccogliere la lana d’oro di un gruppo di pecore. Ingenua, Psiche fa per avvicinarsi alle pecore, ma una verde canna la avverte e la mette in guardia: le pecore diventano infatti molto aggressive con il sole e lei dovrà aspettare la sera per raccogliere la lana rimasta tra i cespugli. La terza prova consiste nel raccogliere acqua da una sorgente che si trova nel mezzo di una cima tutta liscia e a strapiombo, riesce a portare a termine anche la terza prova grazie all’aiuto di Giove.

Per affrontare l’ultima prova è costretta a scendere negli Inferi per chiedere alla dea Proserpina un pò della sua bellezza. Psiche scoraggiata tenta il suicidio gettandosi dalla torre che in seguito diventerà animata e le indicherà come portare a termine la sua missione. Durante il ritorno apre l’ampolla donata per Afrodite che conteneva il sonno più profondo. Eros la trova e dopo aver riportato la nuvola soporifera nell’ampolla chiede aiuto al padre Giove il quale mosso da compassione fa in modo che i due amanti si riuniscano. Psiche diventa la protettrice delle fanciulle e sposa Cupido.

Questa storia sembrava essere destinata a restare in un libro fino al 1783 quando il colonnello inglese John Campbell aveva commissionato ad Antonio Canova un gruppo marmoreo raffigurante Amore e Psiche.

Psyché ranimée par le baiser de l'Amour.jpg

L’opera raffigura con un sottile erotismo Amore e Psiche nell’atto che precede il bacio. Amore poggia il ginocchio sinistro a terra mentre con la spinta della gamba destra si china in avanti, inarcando il proprio torso e al contempo flettendo la propria testa così da avvicinarla al volto addormentato dell’amata, che sorregge delicatamente con la mano sinistra; Psiche è semidistesa rivolge il viso verso l’alto e alza timidamente le braccia per accogliere il bacio dell’amato. I corpi adolescenziali sono caratterizzati da una perfezione anatomica tipicamente neoclassicista e sono completamente nudi, fatta eccezione per il drappo che copre l’intimità della giovane. Osservando l’opera si può notare come i corpi dei giovani formino una X: il primo arco va dalla punta dell’ala destra di Amore a quella del piede mentre il secondo inizia dall’ala sinistra e termina nel corpo di Psiche. Il punto di intersezione tra i due assi è il punto focale dell’intera opera, ossia il punto in cui è rivolto lo sguardo dell’osservatore, ed è sottolineato dall’abbraccio dei due amanti. Le braccia di Amore e Psiche, formando due cerchi intrecciati, danno infatti vita a un tondo che incornicia i due volti quasi congiunti ed accentua i pochi centimetri che dividono le loro labbra.

Amore e Psiche risponde pienamente a tutti i canoni del Neoclassicismo: i loro gesti sono delicati ed espressivi e i movimenti ben definiti nello spazio. Canova comunica la loro passione amorosa in modo equilibrato sfumando la loro tenerezza nella contemplazione affettuosa

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