domenica, 25 febbraio 2018
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A quale pro studiare greco e latino?

Una domanda attuale oggi più che mai: a quale fenomeno dobbiamo la frequente tendenza a screditare il liceo classico e, in modo più specifico, il greco e il latino, le discipline più rappresentative di questo indirizzo scolastico? In una società quale quella odierna caratterizzata da un crescente progresso tecnologico, è del tutto comprensibile che una maggiore attenzione sia rivolta verso l’informatica o la scienza, al passo con i tempi e oggetto di continue e importanti scoperte che non possono che giovare a noi uomini.

Sono in numerosi a chiedersi a cosa serva, ancora oggi, tradurre brani di Cicerone, Tucidide o Platone, scritti in queste due lingue che ormai non si parlano più in alcun paese al mondo e, di conseguenza, morte, come vengono spesso etichettate: perché non dedicarsi maggiormente allo studio dell’inglese, lingua ufficiale di molti stati, di gran lunga più utile nel mondo del lavoro o per venire facilmente a contatto con gente di paesi stranieri? Sentiamo spesso dire da alcuni che studiare con impegno e fatica presso un liceo – e in particolar modo quello in questione – non rechi alcun vantaggio, poiché l’attestato conferito alla fine degli esami di maturità è una licenza che presuppone il proseguimento degli studi presso una facoltà universitaria: di gran lunga più conveniente, a loro detta, frequentare degli istituti che diano una preparazione pratico-scientifica, con il cui diploma è molto più semplice inserirsi nel mondo del lavoro.

In foto, Giovanni Gentile, Ministro della Pubblica Istruzione dal 1922 al 1924, artefice di una riforma scolastica che prevedeva una maggiore attenzione verso le discipline umanistiche.

Negli ultimi anni sono stati aperti nuovi indirizzi scolastici, quasi sempre delle ramificazioni di vari licei, cui è conseguito un calo delle iscrizioni presso quelli tradizionali, che stiamo vedendo, tuttavia, attenuarsi: nel 2017, in particolare, del 54,6% dei ragazzi di terza media che ha scelto di frequentare un liceo, il 6,6% di essi si è iscritto al classico, con un incremento dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Un aumento minimo, ma comunque significativo: ciò si deve, senz’altro, alle varie iniziative il cui fine è proprio quello di far aprire gli occhi sull’importanza e sul prestigio di questa scuola, come i vari orientamenti, open-day e, soprattutto, la Notte Nazionale del Liceo Classico, di cui si è tenuta, venerdì 12 gennaio, la quarta edizione.

Ma quali sono i vantaggi che possiamo ricavare dallo studio del greco e del latino?

Sappiamo tutti che hanno giocato un ruolo importantissimo per la nascita non solo dell’italiano e di tutte le altre lingue neolatine, ma anche dell’inglese, sebbene quest’ultimo appartenga ad un ceppo linguistico differente. Esse, di conseguenza, ci sono utili per comprendere meglio la nostra lingua madre, conferendoci la capacità di cogliere l’etimologia di molte parole derivate, per l’appunto, dal latino e dal greco, il che somiglia, per certi aspetti, ad un gioco, un insieme di indovinelli. Ed è proprio il campo informatico-scientifico, oggi preferito a quello umanistico, a godere di un vastissimo patrimonio verbale derivante dal greco: il mouse del computer, per esempio, deve il suo nome al sostantivo μύς (topo), mentre il termine “computer” deriva dal latino computo, “calcolare”, sua funzione basilare. L’atto di tradurre richiede sicuramente l’impiego della logica nell’individuare gli attanti delle varie proposizioni, i rapporti causa-effetto, di coordinazione e subordinazione, nell’interpretare adeguatamente il brano da tradurre, contribuendo quindi allo sviluppo dell’attitudine al ragionamento e alla riflessione.

Soffermiamoci anche sul patrimonio letterario di cui esse godono: una serie di miti e di opere tutt’altro che esigua, che ha influenzato molte nostre credenze e di cui si è usufruito, nei secoli, in vari campi: ad esempio il padre della psicoanalisi Sigmund Freud ha denominato vari fenomeni psicologici ispirandosi ad alcuni personaggi della mitologia greca (Edipo, Elettra, Medea ecc.). Oppure è possibile ammirare ancor di più molte opere d’arte se ne conosciamo il soggetto cui l’artista si è ispirato: pensiamo alla scultura Amore e Psiche di Antonio Canova, il quale prese spunto dal celebre mito latino di Apuleio. Da tenere presenti anche le favole che i nostri genitori ci narravano da bambini: la maggior parte di esse sono opera del greco Esopo e del latino Fedro, la cui opera ha ispirato molti autori delle epoche successive. E altrettanto emblematici sono gli insegnamenti morali di tali racconti, divenuti proverbiali insieme alle parole di personalità celebri ed influenti, come l’Alea iacta est (Il dado è tratto) di Giulio Cesare, massima oggi utilizzata per indicare una scelta ormai definitiva, risolutiva.

Una civiltà, quella classica, che i tempi li ha preceduti: nel I secolo a.C. Cicerone, al fine di spiegare come comporre correttamente un testo letterario, scriveva l’esametro:

Quis, quid, ubi, quibus auxiliis, cur, quomodo, quando? (Chi, che cosa, dove, con quali mezzi, perché, in qual modo, quando?)

Secoli dopo, ne verremo a conoscenza nella “versione anglosassone” delle “cinque Wh” (WhoWhatWhereWhenWhy), previste dagli articoli giornalistici!

Una questione, quella inerente al classicismo, dibattuta da decenni a questa parte, che ha visto molti sostenitori e altrettanti oppositori allo studio del greco e del latino. Ricordiamo per esempio, come membro della prima categoria, lo scrittore e semiologo Umberto Eco, autore di bestsellers quali Il nome della rosa Il pendolo di Foucault; queste le sue parole:

Il liceo classico, così come l’ho seguito io, era nato dalla riforma Gentile e Gentile era un idealista che aveva poca fiducia nelle scienze e riteneva che una classe dirigente dovesse avere una cultura eminentemente umanistica. […] Quando Hitler ha deciso di invadere la Russia aveva presenti i risultati della storiografia sull’invasione napoleonica? Certamente no, altrimenti avrebbe saputo che, per quanto la guerra fosse lampo, prima di arrivare a Mosca avrebbe dovuto fare i conti con l’inverno. Avere un’educazione classica significa anche saper fare i conti con la storia e con la memoria. La tecnologia sa vivere solo nel presente e dimentica sempre più la dimensione storica. 
In foto, Umberto Eco.
Pier Paolo Pasolini.

Della stessa opinione fu Pier Paolo Pasolini, celebre scrittore, regista e linguista, il quale ha trasposto sul grande schermo tragedie greche come Edipo Re Medea.

Sul greco e sulla sua utilità Andrea Marcolongo, giornalista laureata in lettere classiche, ha pubblicato il libro La lingua geniale: 9 ragioni per amare il greco che, secondo quanto dichiarato da lei, non è affatto destinato solo a chi il greco già lo conosce, ma serve a scoprire nuovi modi per capire e farsi capire, richiamando all’attenzione del lettore alcune particolarità di questa lingua, rendendo più piacevole e divertente l’approccio ad essa.

Andrea Marcolongo.

La cultura classica ha generato quella odierna e, in quanto figli dei suoi principi e miti, non possiamo dimenticarci della sua esistenza; non è d’obbligo dedicarcisi con lo stesso fervore di un ricercatore o di un docente di lettere classiche, ma è quantomeno importante sapere che, come una madre, essa è pronta a saziare le nostre curiosità e a raccontarci il passato, come se fosse una favola da cui attingere un principio morale, aiutandoci ad aprire la nostra mente sul mondo circostante da veri e propri κόσμου πολίται (cittadini del mondo).

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